un blog nato morto e morto giovane
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[la vanità e la solitudine m'han spinto (finora) a tornare su questo blog un numero di volte pari a: *loading* - numero, ne convengo, un po' eccessivo]
Per quel che mi riguarda i Blueboy, "il cristallo più puro di casa Sarah", sono stati risucchiati dal buco nero che ha occupato buona parte dei miei anni 90. Non so cosa ho fatto in quel periodo, ma di certo non ascoltavo musica, o un album come "If Wished Were Horses" mi avrebbe marchiato a vita.
E invece ne sono rimasto ignaro sino a quando le insistenze di Alessandro hanno prodotto una cassettina (sull'altro lato "Unisex") che ancora conservo, pure se l'unico mangianastri di casa è rotto da mesi. La parola definitiva su quell'album spetta a lui, e si trova qui.
Scrivendo per una webzine come la nostra il nome di Keith Girdler spuntava spesso: negli Arabesque, nei Lovejoy al fianco di Dick Preece, nel supergruppo Snowdrops ed ovviamente nel catalogo Siesta coi Beaumont, che rimangono il suo progetto più importante, la cosa più simile ad un impegno musicale stabile dopo la demise dei Blueboy.
E quel nome è spuntato anche stamattina, in maiuscolo, nell'oggetto di una mail da Richard Preece dei Lovejoy che ci informava della morte di Keith. E di un tumore diagnosticato nel 2004, del progressivo deterioramento delle sue condizioni, di come si sia spento con serenità. Ma per noi che ci ritroviamo all'improvviso senza la sua discreta presenza questa è una magra consolazione.
Di Keith e dei Blueboy parlerà tra qualche giorno Alessandro, perché è giusto che sia lui a farlo. Io oggi volevo scrivere qualche riga, e sapete come ci si sente quando scompare qualcuno che non conoscevi ma la cui esistenza aveva per te un valore superiore a quello di tante persone che frequenti quotidianamente. E' una cosa difficile da spiegare razionalmente, così come è difficile quantificare l'immediato senso di perdita: enorme, schiacciante eppure così poco reale da apparire quasi inconsistente.
Poi mi è venuto in mente che anni fa - nel 2004, in occasione del disco tributo a Morrissey/Marr di Matinée - Keith era stato così gentile da rispondere alle nostre domande sul suo rapporto con gli Smiths. E tra tutti i partecipanti a quella compilation era stato lui ad aprirsi di più. Ecco, meglio ricordarlo con quelle parole, non tradotte, che usò per spiegare se stesso, e con una delle sue canzoni più belle:
"I suppose I first remember feeling the thrill of their music when 'what difference does it make?' came on the radio on a school trip, on the bus; Did anyone else get it? (no) did anyone else hear what i was hearing? (no)...I knew them by then of course, but had no idea if anyone else did - i was a bit isolated in my youth, which probably explains a lot now."
Blueboy: Popkiss