indiepop.it

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[la vanità e la solitudine m'han spinto (finora) a tornare su questo blog un numero di volte pari a: *loading* - numero, ne convengo, un po' eccessivo]

 
giovedì, 26 aprile 2007
Carburetor Dungs

Questo mese mi sono dato alla lettura.
Non alla lettura tout court, ferma da tempo immemore alla biografia dei Nirvana di Everett True, ma all'acquisto e conseguente presa visione di riviste musicali italiane. Una che non leggevo da un paio d'anni e una che non avevo letto mai.

Su Rumore c'è una stroncatura di Humpty Dumpty che ha già fatto storia (ma "er p" non è "er Patti" come qualcuno ha suggerito), c'è Rossano Lo Mele che ci definisce "rappresentanti della sparuta scena indiepop italiana" o qualcosa di simile (Grazie! E vorrei vedere:) e nel recensire i LMALL mi ricorda che devo farlo anch'io da troppo tempo ma proprio non riesco a togliere il disco dall'autoradio nonostante sia un album così poco adatto ai viaggi diurni casa-ufficio-casa. Continuo a non riconoscermi nel gusto musicale, estetico eccetera di Rumore, mi causa irritazione a pelle molto poco razionale, ma va detto che è fatta bene. E' una lettura leggera, ma è una lettura.

E Pig Magazine, Pig Magazine invece è una delusione. Mi sono lasciato catturare dal numero 50 a tinte fucsia in copertina e dagli occhiali a forma di stella della cover-girl (mi ricordavano le We've got a fuzzbox and we're gona use it, e la nostalgia è canaglia). E non so esattamente cosa mi aspettavo, ma probabilmente non una fanzine Diesel su carta patinata che trova il modo di parlare anche di musica, ma il cui scopo primario sembrano essere i servizi di moda e la pubblicità. Dopo le prime pagine ho sperato che avessero almeno optato per la brillante scelta di limitarsi alle interviste, ma no: c'è una sezione recensioni talmente arbitraria da essere praticamente inutile. Ok, errore mio. Anche questa roba avrà un pubblico, immagino.

 Il vero punto di contatto tra le due riviste è la presenza di Marco Lombardo, un tempo stimato curatore di Stockholm Syndrome le cui dritte sono preziose ancora oggi. E anche questo mi ha lasciato interdetto. Insomma, su Rumore Marco dribbla lo swedishpop ed offre consigli per sciopping e clubbling ai turisti italiani in Svezia arrivando a esaltare l'utilità della selezione all'ingresso (ma dico!); su PM intervista (bene, come al solito) Peter, Bjorn and John, una band che pare tutto sommato abbastanza inorganica al modo in cui quel magazine (non) tratta la sua musica.

Non so, speravo in qualcosa di più. Forse speravo in Musica, e in Indiepop. Cavolo Marco, potevi restare con noi. ;-)

Ok, esperimento finito. Tra sei mesi tocca a mucchio e rockerilla.

Postato da: howty a 23:58 | link | commenti (13) |

mercoledì, 18 aprile 2007
Per noi

Cosa induce l’umanità ad aver bisogno di canzoni d’amore e a non esserne mai sazia?
Vediamo.

 1)      Cantare d’amore disacerba l’animo, allontanandolo dalla terribile sensazione d’inesprimibile, abissale solitudine che l’affligge dacché ama.

2)      Niente di male potrebbe dirsi d’un sentimento sì nobile ed elevato: l’oggetto d’amore (ché altrimenti non sarebbe degno d’amore) è per antonomasia scrigno di preziose virtù. Si lasci dunque il cuore cantare: solo pietre preziose rimarranno al fondo del setaccio della sua ispirazione più alta.

3)      Una canzone d’amore favorisce la naturale concordia degli amanti. Essa fornisce ulteriore pretesto all’ineffabile sincronia dell’interiorità umana con l’armonia delle sfere superne.

Pochi, sono certo, oserebbero contraddire l’evidente ottimismo della tradizione che qui s’esprime. Le rassicurazioni ch’essa ci elargisce ci son costantemente di conforto nei momenti difficili della vita, da cui -ricordiamolo- l’amore cura.
Ma quei pochi, gente beffardamente malevola del calibro di Renato Q. (autore del testo di “Per noi”) e di me medesimo, sostengono piuttosto che:

 1)      Non vi sia un integratore di solitudine tanto potente quanto il feticcio d’un amore che si compie e si raggiunge. E che l’aspetto più distintamente intrigante d’una liaison amoureuse altro non sia che il suo margine di irrealizzatezza. Di quanto -in altri termini- l’amante non riesce ad afferrare (ed esorcizzare nella coscienza) dell’altro.

2)      L’amore è prepotente maieuta d’alcune fra le più distruttive pulsioni umane: dominio, possesso, sadismo, masochismo, gelosia, aggressività. E che le dolci promesse del corteggiamento non siano che astuta mossa finalizzata a nient’altro che al raggiungimento d’uno scopo biologico.

3)      Che ogni rapporto amoroso altro non sia nella sostanza che un’orribile guerra senza esclusione di colpi. E che un’onesta e dichiarata inimicizia sia da preferirsi alle stucchevoli menzogne del mercato dell’amore (e dell’indiepop)..

 Comunque la pensiate, “Per noi”, il nuovo singolo di Humpty Dumpty, è per voi.

Postato da: venator a 08:03 | link | commenti (2) |