indiepop.it

un blog nato morto e morto giovane
(ma aggiornato con sadica lentezza)

    

Ascolti

 

[la vanità e la solitudine m'han spinto (finora) a tornare su questo blog un numero di volte pari a: *loading* - numero, ne convengo, un po' eccessivo]

 
sabato, 28 ottobre 2006
Eine traurige Welt für Scheiße Leute

Qualche giorno fa mi arriva una mail. E’ della Fosbury Records, un’etichetta indipendente.
Qualche tempo addietro mandai una mail di presentazione delle mie allora fresche canzoni agli indirizzi d’una dozzina di etichette indipendenti. Era Gennaio.   
La mail che mi giunge è molto breve e recita:

“Ciao
Vi informiamo che abbiamo ascoltato il materiale che ci avete presentato, ma non siamo interessati alla vostra proposta.
Grazie”

La prima cosa che penso è che evidentemente hanno avuto tanto tempo per ascoltare le cinque canzoni dell’ep e che un giudizio così netto suona per questo piuttosto definitivo.
Ma non è detto. Provo a cercare qualche sollievo mentale: il fatto che dopo essersi sobbarcata la disumana fatica di ascoltare i diciannove interminabili minuti di cinque pezzi pop una piccola etichetta indipendente abbia licenziato un parere così argomentatamente pieno di passione (volta al negativo, per via del preminente senso di disinteresse che s’evince ed espressa da quel cortocircuito emotivo veicolato dal contrasto tra il Ciao ed il Voi) può significare altresì che i pezzi siano stati ascoltati per la prima volta mezz’ora prima che la mail fosse scritta e anzi, ascoltati solo al fine di rispondere ad una mail inevasa da Gennaio (o forse era inizio Febbraio? No, era Gennaio). In questo caso ho speranza ed i miei pezzi rimarrebbero buoni.
Una mail tra l’altro, la mia, noiosamente diffusiva, in cui qualunque appiglio per una risposta non robotica era fornito e, forse, implicitamente e convenzionalmente richiesto.
Potrebbe essere proprio quello ad avermi fregato: il fatto che con una mail troppo lunga sembrava potessi avere bisogno più di affetto che di considerazione artistica. Potrebbero avere fiutato una tendenza alla dipendenza emotiva e deciso di tagliare corto per il mio e loro bene.
Rispondermi alle soglie di Novembre (sì, ok, dello stesso anno) potrebbe dunque significare contemporaneamente: 1) non vali un cazzo e il tempo che intercorre fra la tua mail e la nostra risposta è la cifra di quanto indifferenza tu meriti ai nostri occhi e 2) noi teniamo parecchio al nostro pubblico. La scena indipendente deve potersi sostenere a vicenda. Per poter contare sulla vostra piena partecipazione non solo come musicista ma anche come scribacchino di recensioni sulla rivista indiepop.it noi vi dissuadiamo dal prendere troppo sul serio attività sì futili come la musica pop. Soprattutto se di personalità opinabilmente più distinta della maggior parte della roba che vi capiterà di recensire, compresa la nostra. In fondo questi sono trastulli per ragazzini e Voi, signor Humpty Dumpty, ci risultate già adulto.
Mi sarebbe piaciuto poter avviare un dialogo con i responsabili della Fosbury. Anche se possibile farci due risate insieme sulla commovente inutilità delle canzoni di Humpty Dumpty. Così ho risposto, adeguandomi alla concisione richiesta (che, è vero, non possedevano né il mio ep né la mia mail di presentazione):

“Vi riferite al disco che vi ho inviato l'anno scorso o avete sbagliato destinatario della mail?”

Non hanno ancora risposto, ed i cattivi pensieri stanno prendendo il largo.
E mi manca un criterio di giudizio sereno, perché fra le etichette a cui ho mandato i pezzi le altre hanno direttamente evitato di rispondere. La Fosbury è in fondo solo la più gentile fra esse.
(Fate le giuste proporzioni dunque. Le altre sono Riotmaker, Fridge, Merendina, Suiteside, Baracca & Burattini, Hoboken, Il re non si diverte, Mescal, Loretta, Seahorse, Point of View, Santeria, Pippola – avrai un sicuro feedback).  
Fa eccezione la Aiuola dischi di Stefano Rocco. Lui ascolta e risponde, che non gli piaccio, con una tale argomentatezza da insinuare talvolta in me il dubbio. Annovero Stefano fra gli amici di Humpty Dumpty. Amico perché valido nemico.

A lui e tutti gli oligoi che conoscono il loro nome “Eine traurige Welt für Scheiße Leute” (il mio nuovo ed imminente lavoro) è dedicato.

Postato da: venator a 19:17 | link | commenti (13) |

giovedì, 26 ottobre 2006
Tweepop stripping!

The Besties - Prison song
(il primo caso conosciuto di spogliarello indiepop)

Postato da: howty a 00:16 | link | commenti (6) |

martedì, 24 ottobre 2006
Party girls

The Pipettes@Transilvania Live, Milano, 23/10/06

Nonostante un deejay sadico torturi da venti minuti i presenti con la sua collezione di CD goth-prog (probabilmente un'arma psicologica ideata dai Russi negli anni 70), il Transilvania è pieno. Pienissimo. Mi dicono che solo la notte di Halloween è più pieno di così. Il rapporto ragazzi/ragazze sta a 70-30, e a quanto pare nessuno indossa vestiti a pois. Ed è probabile che tutti quelli stipati in sala sappiano cosa aspettarsi dalle Pipettes; una rappresentazione più che un concerto, un singing cabaret in cui il fattore estetico è il più importante.
Tacchi a spillo su collant neri (non Becky), abiti corti e scosciati (non Becky), le Pipettes da palco si calano volentieri nella parte: tre perfette attrici, coordinano movimenti, parole, labiali. Non danno alle coreografie l'importanza che si credeva, ma seguono abbastanza evidentemente un copione provato a lungo. Ogni pezzo ha un discorsetto introduttivo che riferisce ai due capisaldi dichiarati del trio: love and dancing. Trovano persino il modo di notare l'unico, desolante striscione ("voi pipettes, noi pippottis", complimenti) giusto in tempo per lanciare "Dirty Mind", una coincidenza talmente perfetta da far pensare che l'abbiano commissionato apposta.
Gwenno è la più estroversa; magrissima, si muove a scatti come un gatto nervoso e smania per impadronirsi della scena. Rose, sgraziata e sensuale in quella faccia impertinente da bambina troppo cresciuta, esibisce finte espressioni di sorpresa ad ogni frase delle colleghe; Becky, delle tre quella che tutti porterebbero a cena, offre qualche piccolo fuori programma, e nonostante l'ordine imposto alle esecuzioni le ragazze sembrano divertirsi sul serio. Non sono le sole: una impalpabile aura di buonumore aleggia in sala, e io, io non riesco a smettere di sorridere per il primo quarto d'ora, ma sospetto sia colpa dell'effetto finalmente-le-pipettes-in-carne-ed-ossa-dopo-tanto-tempo.

Quello che manca è l'imprevisto da concerto. Il momento in cui qualcosa fa clic e improvvisamente la sala non è più in attesa della prossima canzone ma resta lì, sospesa ad assaporare l'attimo e a tenere il fiato per non farlo più finire; il momento in cui il mondo si spacca: quelli dentro a sudare, e fuori tutti gli altri. Quel movimento inspiegabile, senza segnali ma chiarissimo a tutti, in cui il concerto comincia a volare e travolge i presenti. Ecco, quel momento non c'è. E non per mancanza di buona volontà: ai tre quarti di "Pull Shapes" quando più o meno tutti cantavano all'unisono, gli sguardi rapiti dai meccanismi delle ragazze, sembrava che quel "clap your hands if you want some more" potesse andare avanti all'infinito, e poi tutti si sarebbero guardati stupiti come a dire "è successo ancora". E invece è finito subito, proprio come se fosse stato in radio, a ricordare che questo non era concerto per le sorprese.

Le Pipettes da palco sono esattamente come quelle su disco: perfette. Perfetta la tenuta delle armonie vocali, a volte addirittura migliore che su disco ("Guess who run away with the milkman?"), perfetta l'unica canzone nuova "Baby, Don't Leave me", persino più Spectoriana e rinfrescante del solito, perfetti gli abiti e i movimenti. Uno schermo che nasconde l'imperfetta verità del live act, vale a dire che il concerto è tagliato esclusivamente su loro tre; Gwen, Becky e Rose sono le uniche persone in sala a ballare (gli altri non hanno spazio), a scambiarsi battute ed occhiate, sono lo spettacolo, al quale il pubblico (e gli stessi Cassettes, con i quali non c'è alcuna interazione) non può partecipare, ma solo assistere. E come certi film che divertono senza emozionare, lasciano un bel ricordo, tanti sorrisi e un innominabile senso di insoddisfazione.

(fotografie, come al solito, niente. Ce ne sono alcune ben fatte, insieme a un bel post sul concerto Torinese, da Le Indiefferenti)

Postato da: howty a 18:21 | link | commenti (2) |

venerdì, 13 ottobre 2006
Giù, giù, giù.

Ogni volta che il sito è down sono tentato di citare una canzone delle Lollipop, ma per fortuna la vergogna mi trattiene. Ad ogni modo pazientate con noi, la speranza è di tornare online prestissimo, ma si scontra con [inserire qui la descrizione di un guasto tecnico a piacere].

Il nervosismo per simili spiacevoli accadimenti è accresciuto dall'attesa di ben due concerti milanesi la prossima settimana, entrambi nell'orrida cornice del Transilvania live.
Il 23 di ottobre sarà la mia prima volta con le Pipettes, e come tutte le prime volte sono un po' emozionato. Non so bene come vestirmi, a che ora presentarmi, se portare fiori o cioccolatini, ma soprattutto non ho idea di che atteggiamento adottare. Andare lì alla stregua di un fan della prima ora (quale innegabilmente sono, c'è poco da fare) con spillette e 7" da autografare? O con la saccenza del webzinaro che la sa lunga (molto più di voi pischelli che saltate in prima fila, tzè) e si accomoda di fianco al mixer con espressione perplessa? Boh. In ogni caso sarò lì in incognito e non mi presenterò nel backstage a fine concerto. Io certe cose non riesco a farle, mi si attorciglia lo stomaco. Giuro, non so come faccia Enzo.
Il concerto di Cansei De Ser Sexy (29 ottobre) non porta nessuna di queste complicazioni, ma per una serie di ragioni è accompagnato da un'attesa ancora maggiore. Al momento ho un'opinione talmente alta del loro album per Sub Pop che ho evitato di scriverne qui o sul sito per non sembrare un esagitato. E poi c'è un'incredibile resoconto live sull'ultimo Plan B, scritto con tale entusiasmo da spazzare via l'odiosa aria di sufficienza che si respira in tutte le recensioni della band brasiliana che mi è sin qui capitato di leggere. Spinning till you're dizzy, running till you're chocking, dancing till you're broken. Then you stop.
Una sola cosa mi lascia perplesso: dal sito risulta che le CSS suoneranno pochi giorni prima a Los Angeles, e tre giorni dopo a New York. Non mi dite che vedrò Lovefoxxx con le occhiaie.

(a questo post servirebbe un commento di PL2 del tipo "ma cosa vai vedere i gruppi di ragazzine, piuttosto stai a casa a curare la gotta". Un po' mi manca.)

Postato da: howty a 13:16 | link | commenti (5) |