indiepop.it

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[la vanità e la solitudine m'han spinto (finora) a tornare su questo blog un numero di volte pari a: *loading* - numero, ne convengo, un po' eccessivo]

 
sabato, 22 luglio 2006
Belle & Sebastian, Lisbona, Coliseum 17/7/2006

Devo sicuramente aver menzionato Belle & Sebastian a Cristina, almeno una volta nella vita. Con uno sguardo di probabilità sulla parabola discendente tracciato dalle mie emozioni nei loro confronti sono quasi certo di non averle spiegato quanto abbiano significato per me in quei pochi/molti anni di rinnovato interesse per la musica pop. Ho fatto mente locale e ho ricordato un cd-r di mp3 che per ventura nei giorni di un nostro breve viaggetto stava sul mio lettore d’automobile. In ordine alfabetico dopo i Baustelle, ecco perché, stava l’ultimo (per me) inascoltabile “The life pursuit”. Stavo per skippare, magari per tornare a “La Malavita” ma la mano di Cristina m’interruppe. “Ora basta Baustelle”. E furono Belle & Sebastian. Disse “carini” e io non risposi niente.
Questa scena mi è tornata in mente quando, appena giunti a Lisbona, e proprio davanti al nostro hotel, campeggiava il manifesto dell’unica data portoghese del tour estivo. “Bene. Tu mi porti a vedere Fatima e io ti porto a vedere Belle & Sebastian”. Ed io: “Rilancio. Io ti porto a vedere Fatima e tu mi risparmi Belle & Sebastian”. Ma il suo senso di colpa derivante dall’essere persuasa che senza di me a Fatima non ci sarebbe mai voluta arrivare non cedette. Il baratto era iniquo. Soprattutto perché ricordavo quel “carini” a bruciapelo. Ecco perché un fervente non-cristiano come me inizia a cedere alla necessità della via crucis.

Appena giunti al Coliseum, struttura extrafiga da trenta euro l’ora due gruppetti di disgraziati ci assalgono. “Are you going to buy tickets for Belle & Sebastian?”
“Ehm, ye…s”.
“Oh, you see, we bought these tickets, but our friends didn’t come”
“Ye…s”
“We give you the tickets at the same price”
Poi mi sono distratto. Cristina dice di averli seguiti con lo sguardo per vedere se entravano e dice che sono entrati. Io però non ci credo. Perché sono egocentrico, ero stanco e vaffanculo. 60 euro. Li immaginavo correre verso la vita, lontano da Fatima e lontano dal Colosseo, che ha fama di essere teatro di spettacolo atroci. Ho studiato io.

Ebbene. Dopo un a dir poco terrificante gruppo d’apertura di cui non ho chiesto il nome ma stavano a metà fra i Butthole Surfers di “Lady sniff” e i Tindersticks di vattelapesca, ecco Murdoch che saltella. “E’ la prima volta che veniamo a Lisbona. Ci tocca fare una sintesi di tutto”.
Tale sintesi sono una ventina di pezzi incluso un bis di malanimo, ¾ vecchi e un quarto nuovi. ¾ ascoltabili, ¼ neanche con tutta la buona volontà. Un’ora e mezzo di concerto, io che svaluto definitivamente il presente e mi accorgo di vivere nel passato. Belle & Sebastian sono la prova incontrovertibile che la vita scorre ineluttabile verso il peggio. Perché “Like Dylan in the movies” potrebbe farla anche da solo, con una acustica scordata e io mi commuoverei indignitosamente lo stesso senza poter spiegare a Cristina perché da arcigno censore del menga possa improvvisamente iniziare a lacrimare come un vitellino indifeso. “Funny little frog” la fanno in quindici ed è cibo avariato per bloggers. Ma credo lo sappiano. Chissà se pure a Glasgow suonano più dell’abominevole manciata di pezzi recenti. Potrebbe essere un trucco per contemporaneamente monetizzare e tenere linda la coscienza.

 Guardo il pubblico. Festa, grida, si bacia, ride indefessamente alle quattro minchiate di Murdoch e alle ebeti movenze di David. E’ il loro modo di percorrere mezzo chilometro sulle ginocchia, e gettare ceri di 5 kg nel fuoco purificatore dell’”io c’ero”. Un coglione grida da un’ora a squarciagola “Waiting for the moon to rise!”. Non ha neppure studiato.
Era lì e, come me, non se l’aspettava.

Postato da: venator a 15:36 | link | commenti (5) |

lunedì, 17 luglio 2006
Sweet and tender hooligans

Emergo con difficoltà da trenta giorni inopinatamente intensi, in cui tutto si è trasformato in pallone ed ha tirato fuori – prevedibilmente – il peggio di me. Solo oggi ho terminato di smaltire la stanchezza fisica accumulata nelle ore precedenti alla finale (quella domenica pomeriggio in una città fantasma, con gli abitanti chiusi in casa a trattenere collettivamente il fiato, e in cui gli unici segnali di vita provenivano dagli assembramenti intorno alle bancarelle dei venditori di bandiere sarebbe una splendida ambientazione per un film) ed esplosa imprevedibimente alla fine del primo tempo, quando in mezzo ad una folla fremente ansimavo senza ragione pregando che potesse finire tutto prima del previsto. Nel 1982 me l'ero spassata molto di più, soprattutto perché il giorno dopo si partiva per il mare :)
Intanto non ho avuto cuore di assistere ai rigori, e dato l'esito credo proprio che non potrò vederne mai più.
Il dopo - come sempre - è stato pessimo, con il contrapporsi di due assurdi sciovinismi (che hanno colpito anche individui insospettabili, dico) e la ridicola pretesa di mandare la mia squadra in serie C, tzè.

Indiepop.it pure arrancava; ve ne sarete accorti: è venuta meno una colonna portante, dato che Fabio pare molto felice del suo periodo sabbatico, mentre Enrico pare avviato a diventare un ex, come Buffon. Ma abbiamo comunque dispensato la nostra dose (quasi) quotidiana di indiepop, grazie anche prezioso arrivo di Pasquale alias PaMeLlO. La nuova veste grafica ha ricevuto solo complimenti - colore rosa a parte - e non sapete quanto ciò sia bello. Il feed rss è cresciuto e può essere consultato sia con Firefox che con un normale newsreader (io consiglio Newzie, gratuito, semplice ed efficiente) con tanto di contenuti/anteprime. C'è anche un pulsantino per trovarlo, basta far scorrere un po' la pagina.

Stasera ritornano Marco e la sua Stockholm Syndrome con un lungo resoconto dal Popaganda Festival, nei prossimi giorni troveranno spazio una bella intervista a Pete Dale – autore di un disco d'altri tempi, agitato da genuino sdegno – sullo Stato del Regno (unito), quell' approfondimento sui Long Blondes che dovevamo scrivere da troppo tempo, il Love's Going Out Of Fashion agostano di Gabriele e gli ultimi dischi dell'estate, Pipettes in testa. Poi, dal 23 luglio, si chiude per ferie sino a fine agosto.

Postato da: howty a 23:34 | link | commenti (8) |