un blog nato morto e morto giovane
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[la vanità e la solitudine m'han spinto (finora) a tornare su questo blog un numero di volte pari a: *loading* - numero, ne convengo, un po' eccessivo]
Uella, è già Natale e su questo blog non c'è nemmeno l'ombra di un emmepitrè. Tradizionalista come sono, rimedio subito con una cascata di canzoni, alla faccia di myspace:
- Il signor Hussalonia ha messo online un nuovo EP, intitolato "The Broken Hearted Friends". Quattro pezzi, cover di band sconosciute a tutti tranne che a lui medesimo, il che significa che Jesse si è inventato tutto anche stavolta. Che importa? Hussalonia si ascolta sempre volentieri, anche in versione stripped bare. Sullo stesso sito, un corposo EP di The Capstan Shafts, bella aggiunta a quello appena pubblicato da Yellow Mica.
- Puntualissimi gli Hartmans, il cui ultimo EP "svenska mördare" è comparso online proprio in questi giorni. Più allegro della media, con gli elementi essenziali – in particolare l'intreccio di voci – al loro posto, quasi rassicuranti. Mi piacerebbe che si riposassero tre/quattro mesi e se ne uscissero poi con un bell'album, ordinato e composto. Ma non lo faranno mai.
- Sempre dagli Hartmans, un bel terzetto di canzoni natalizie ripescate da un EP del 2004 (årets julklapp). Titoli originalissimi: Christmas I, II e III.
- I Pathways coverizzano Savoy Truffle dei Beatles per uno speciale radiofonico della BBC dedicato a John Lennon. Nella stessa trasmissione, "Mother Nature's Son" fatta dai George e tante altre chicche, tutte dall'album bianco. Elenco completo qui. Le canzoni, ahimè, non ci sono, ma visitando i siti delle band si trova qualcosa ("I Will" di Aoki Takamasa, tanto per cominciare). Ne faranno un album? io dico di sì.
- Nuovo mp3 dal titolo importante per il nostro campioncino Eisenhower: "Hey Miss Tambourine Girl". Come mai nessuno ci ha pensato prima?
- Per ricordarvi che la nostra cover star di dicembre è Gordon McIntyre, ecco una bella anticipazione acustica dal prossimo album dei Ballboy: We'll Never Wake Up.
- Mentre i Call&Response sono in pausa di riflessione, la bella Simone Rubi ha messo in piedi un terzetto tutto suo: The Rubies. Questa è Stand In A Line, ovviamente bedroom recorded.
- Confesso: non avevo idea di chi fossero i The Molson Youth Chorale, ma hanno inciso una cover (corale, appunto) della mia canzone preferita dei Left Banke e sì, questo è un bel regalo di Natale. (via Popsheep)
- E per chiudere l'anno in bellezza, LA canzone indiepop del 2005: "Between The Lines", Sambassadeur.
Servitevi da Enver, Ink e Polaroid per altre numerose delizie. Devo però confessare che durante le feste la canzone più ascoltata da queste parti è sempre "All I Want For Christmas Is You" di Mariah Carey. Come una droga.
Ho scoperto da poco che il peer to peer è prodigo di fumetti (i miei tre interessi principali - musica, fumetti e videogames - denotano una personalità con parecchi problemi), debitamente ridotti in jpeg da benefattori provvisti di scanner. E non si parla di fumetti qualunque; è come se una mano pietosa avesse selezionato il meglio dagli ultimi tre lustri e buttato via tutto il resto: ci si trova molto Dan Clowes, tutto Alan Moore, parecchio Neil Gaiman, persino un po' di Love and Rockets. Una selezione da esperti.
Capito oggi su una strana opera di Grant Morrison, autore tra i più brillanti e ironici della nuova generazione inglese, già dietro serie surreali e psichedeliche come The Invisibles e Doom Patrol (una cui storia aveva per protagonista la bicicletta di Albert Hoffmann, quella usata durante il primo trip di LSD conosciuto al mondo) e di altri che esploravano il limite estremo del medium (Animal Man, in cui il personaggio incontrava il suo creatore), nonché il più incline ai riferimenti musicali, dato che negli anni 80 suonava in una band di art pop chiamata The Fauves.
La storia si intitola "The New Adventures Of Hitler", è ambientata nel 1912 e racconta del soggiorno del futuro Fuhrer sulle rive del Merseyside - ospite del fratellastro - alla ricerca del sacro graal.
E mi ci ero messo con l'impegno e la serietà dovuti al caso, ma già a pagina tre mi sono imbattuto in questa vignetta e ho dovuto interrompere la lettura per il troppo ridere.

La storia è una gradevole costruzione di metafore e illusioni, forse un po' leggera ma bella. Lascio agli interessati il piacere di leggerla.
(Morrison è anche un teorico dell'impiego pratico dell'energia accumulata attraverso la masturbazione. Prima o poi ve ne parlo).
Doveva toccare pure a me andare a vedere i Baustelle.
Ma non ci si lasci ingannare dal ruolo: anche se scrivo di musica io scrivo di me, spesso solo per me; della musica in sé, così come della fica in sé, della vita in sé e di me in sé (anzi in me) non mi frega molto. Kant stesso, uno che rinunciò a vivere la propria sessualità per andare appresso a vibratili ombre concettuali, negò l’esistenza del noumeno.
Vedere Francesco Bianconi strafatto di sé e della propria timidezza sul palchetto de "
Mi sono divertito.
C’era Cristina, ed era felice. C’era Mariafrancesca ed era contenta. Persino un essere mitologico come Marcello Cuius era soddisfatto. Certo, continuava a dire che i Baustelle sono dei grandi strumentisti, facendo testualmente grandi gesti d’approvazione durante l’esecuzione, e basterebbe questo a ridimensionarne la capacità d’intendere e di volere. Ma insomma, vi sono pure degli elementi aerei nel cerebellum che della musica prendono solo il pretesto e l’ambientazione per potersi estrinsecare. I Baustelle sono l’idea dei Baustelle. Non cercate oltre.
Detto fra noi, dal vivo suonano male.
Qualcuno sostiene che i locali che li accolgono non siano tecnicamente all’altezza.
Io posso invece immaginare che il frastuono e l’indistinzione sonora giovino alla causa.
Da ieri sera ricevo dalle mie orecchie conferma che i Baustelle sono un gruppo da studio. Che la voce di Francesco è fragile almeno quanto la sua personalità, che il grande fascino che emanano le sue composizioni trovano appiglio nella mia adolescenza inevasa e ostentatamente confessa piuttosto che nella scafatezza nichilistica di chi ha ascoltato troppa musica in vita sua.
Dai Baustelle è insomma d’uopo lasciarsi ingannare. “Più virtuoso chi si lascia ingannare piuttosto che chi no”, proclamava Gorgia di Lentini, primo vero femminista della cultura occidentale. E i Baustelle sono donna. Sono ontologicamente truccati, tirati come la giacchetta gessata di cui Francesco immagino possieda molti esemplari in serie.
Eh, ma non facciamo confusione: gli altri Baustelle lasciano volentieri a Ciccio l’incombenza dell’immaginario.
Suo fratello stesso, Ettore arruolato a succedàre il nostro defezionario preferito, è già alcoolicamente lontano mille miglia quando sale sul palco e sembra più a suo agio nel far finta di violentare libidinosamente il suo tamburello (anche in pezzi senza parti di tamburello) piuttosto che premere le due-note-due sul controller del laptop.
Il Chiari sembra il più sobrio di tutti e insieme a Rachele l’unico a non essere chimicamente alterato. E’ come lo scemo della comitiva che mentre tutti gli altri si divertono il sabato sera è delegato a guidare al ritorno. E’ solo e si annoia. Come dargli torto quando perde qualche colpo?
Brasini vorrebbe dare qualche schitarrata alla Peter Townshend ma è limitato dal controllo delle sue venti scatolette colorate degli effettini e rimane con un sorriso ebete d’ordinanza (l’imbarazzo per i pantaloni inguardabili?) per un’ora e mezzo.
Enrico “er Locusta” se ne sta in un angolino nascosto del palco per mancanza di spazio e sembra quasi rincuorato dal fatto che il suono di basso sia così scadente, lì alla Cartiera. Quando lo becco fuori, alla fine del concerto, defilatosi rancorosamente dalla (degna di rancore) abitudine dei nostri eroi a concedersi ai fan per autografi e pompini, commetterò l’errore di confessargli di scrivere per indiepop.it…ma questo è un altro discorso.
Il concerto vola via presto, dopo essere iniziato tardi e, per quanto mi riguarda, vive di due emozioni fondamentali:”La canzone del parco” e “Per una bambola”.
La prima, intollerabilmente lunga e faticosa su disco dal vivo s’accende carnalmente della performance di Rachele e per l’alchimia che s’impossessa del gruppo, che su un pezzo strumentalmente più facile dà il meglio di sé.
La cover è sprintosa e convinta. Il resto del concerto è abbastanza penalizzato dall’assenza di molti arrangiamenti (il Massara assente), dalla voce un po’ più affettata di Francy e da, ehm, ovviamente, la pessima acustica. Ogni tanto, preso dalla noia, Ciccio cambia la melodia di qualche parte vocale. Rachele lo guarda come colta di sorpresa.
Ci sono molti elementi che porterebbero a credere che Francesco sia un timido investito dal proprio successo. Ce ne sono altri che porterebbero a credere che abbia l’abitudine di alterarsi chimicamente prima di ogni apparizione pubblica. Gli elementi residui conciliano queste tesi e v’uniscono il sospetto che si aggrappi disperatamente al guscio di se stesso. Fino a quando le varie Monica presenti in sala plaudono, perché no?
Ha labbra sottili e una bocca piccola piccola. Le mani gli tremano furiosamente. I suoi movimenti sono affettati sino allo spasimo e sembra che un solo gesto naturale possa produrre effetti irreversibili sul candeggio della propria anima. Nel suo gessatino attillato si muove millimetricamente, per prevenire STRAAP! imprevisti.
Ma ascoltami Francesco; Catania non è “la città più rock d’Italia”, sono cose che puoi raccontare a 300 ventenni in calore senza paura di essere smentito, non a un siciliano che s’interessa di musica indipendente da 15 anni. Gli Uzeda son - sì - gruppo piuttosto glorioso ma musicalmente secondario, e se lo si cita è per la sua pirrica fortuna internazionale piuttosto che per aver scritto mezzo rigo a margine della storia della musica rock.
Detto questo, ci sai fare. Spero tu regga il gioco ancora un po’.
Anche se non ho più l’età per le tue canzoni, che sono vacue come una foglia di ficodindia seccata dal sole di Agosto, nondimeno incarnano l’essenza del pop ed io le adoro.
Il nulla è il vostro miglior pezzo. Tu lo sai. Per questo lo avete accuratamente evitato.
Alla prossima.
Hey, che bello per una volta trovarsi d'accordo con NME.
Negli ultimi due giorni credo di non aver ascoltato altro che i due lati del singolo dei Long Blondes (un vero sollievo, dopo aver provato a dare un senso al nuovo Belle&Sebastian. Senza fortuna), e ogni volta lo trovo straordinario. Ma non nel senso "però, è un bel dischetto"; nel senso "hey, è così bello che lo devo dire a tutti. Più di una volta." Quindi:
-la recensione su This is Fake DIY.
-Il link al video (del tipo "band-che-suona-in-uno-spiazzo-mentre-la-cantante-fa-la-faccia-imbronciata", che poi è il mio preferito).
-E nel caso non sappiate che regalo fare/farvi fare per Natale, ecco le mutandine. Un po' care, a dire il vero. Per avere il 7" invece bisognerà aspettare il second pressing.
Ah, e a proposito di Natale e di Long Blondes, se l'anno scorso di questi tempi vi siete persi la stratosferica "Christmas Is Cancelled" (pazzi), potete rifarvi. E un po' vi invidio, perché la ascolterete per la prima volta.
(importante: se desiderate commentare questo messaggio con una frase del tipo "oh, ma non sono granché", astenetevi. Dico davvero. Se invece volete organizzare un volo charther per il loro prossimo concerto, beh, scrivetemi)