indiepop.it

un blog nato morto e morto giovane
(ma aggiornato con sadica lentezza)

    

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[la vanità e la solitudine m'han spinto (finora) a tornare su questo blog un numero di volte pari a: *loading* - numero, ne convengo, un po' eccessivo]

 
mercoledì, 26 ottobre 2005
Girlymen

L'avevo promesso che avrei smesso di lamentarmi, no?

Pitchfork si fa perdonare la recensione di "Made in China" con un lungo viaggio di tre-pagine-tre nell'indiepop Uk-Usa, dalle radici inglesi ai germogli americani. Essenziale per comprendere i cambiamenti nella scena indie britannica e il non trascurabile passaggio che ha riportato il C86 nell'underground, l'articolo di Abebe descrive alla perfezione e con grande lucidità i movimenti della scena indie Usa e il ruolo chiave dell'Evergreen State College di Olympia, collegando idealmente (e finalmente) tweepop e riot grrls con una serie di passaggi logici. Ci sarebbe stato bene un capitolo dedicato alla Svezia, ma evidentemente Stoccolma e Chicago sono ancora troppo lontane.
Insomma, leggetelo: ne vale la pena. Magari mettendo in sottofondo "A Little Revolution", il nuovo album degli Smittens che incarnano alla perfezione quell'immagine di "sweetness, girliness, cuteness" eccetera così puntualmente descritta nell'articolo.

Il tutto ha ovviamente dato il via ad una estenuante discussione sulla indiepop-list, dove qualcuno si è lamentato (era inevitabile) dell'approccio da outsider di Abebe. Alla fine ci si è tutti trovati d'accordo sulla seguente frase:

Indiepop is girlie. Always has been. Even the boys. Especially the boys.

Uhm.


E a proposito di girlie: rimbalzo da Repubblica.it la notizia dell'avvistamento di un gruppo anti-Smoosh: si chiamano Prussian Blue (non linko, stanno già ricevendo sin troppa pubblicità), sono due sfortunate ragazzine figlie di una madre attivista della estrema destra USA e questo blog ne ha già offerto la più brillante definizione possibile: un mix tra le gemelle Olson, gli Hanson ed Hermann Goering.

Ok, giuro che non mi lamenterò più nemmeno di Asya e Chloe. Anche se sta per uscire il nuovo album. Anche se sono in tour con i Go!Team.

Postato da: howty a 18:31 | link | commenti (11) |

domenica, 09 ottobre 2005
Ugly (with a capital U)

La recensione (travisante e prevenuta, a dir poco) dell'ultimo disco di Juliana Hatfield su Pitchfork è esattamente come me l'ero immaginata due mesi fa.
Anzi, un filino peggio.

E poi: "is this an 'N Sync cover?", mamma mia.

(lo so, è il secondo post lamentoso di fila. E' anche l'ultimo, prometto).

Postato da: howty a 00:23 | link | commenti (2) |

venerdì, 07 ottobre 2005
Life’s no cruise with a cool chick

Di fianco a grandi meriti (come pubblicare i fumetti di Dan Clowes), XL di Repubblica concentra evidenti difetti nella parte musicale, purtroppo ereditati da quel disastro che era diventato "Musica" nell'ultimo anno di vita. La sezione più tristemente esilarante è quella delle playlist a tema, il cui compilatore vuole restare saggiamente anonimo. Nella prima delle playlist di questo mese, dedicata alle canzoni che parlano di auto (titolo: "chi t'ha dato la patente?", giuro) questo essere trova il modo di inserire "Cars and Girls" dei beneamati Prefab Sprout con la seguente spiegazione:

"Macchine, ragazze e una melodia che gioca con gli anni 60".

Ecco, detto di una canzone che parla a Bruce Springsteen e gli dice "Look at us now, quit driving, some things hurt much more than cars and girls" nel tentativo di riportarlo alla realtà, detto di una canzone che è esattamente la negazione di "macchine e ragazze" (fa largo uso di metafore automobilistiche, quello sì) e che arriva da uno dai songwriters che più hai amato in vita tua, questa frase è qualcosa di simile a uno stupro.

XL, ma vaffanculo, va.

(A proposito: non si conoscono i progetti di Paddy McAloon in questo momento, ma sul nuovo album di Lisa Stansfield c'è una cover di "When Love Breaks Down" con una strofa aggiunta per l'occasione dal nostro.)

Postato da: howty a 22:36 | link | commenti (1) |