indiepop.it

un blog nato morto e morto giovane
(ma aggiornato con sadica lentezza)

    

Ascolti

 

[la vanità e la solitudine m'han spinto (finora) a tornare su questo blog un numero di volte pari a: *loading* - numero, ne convengo, un po' eccessivo]

 
venerdì, 30 settembre 2005
Very twee, very me.

maccaPiù o meno ad ogni nuovo album di Paul McCartney da dodici anni a questa parte (e non sono molti, tolti i live e un paio di esperimenti assai poco sperimentali), qualche amico mi avvisa: "Hai sentito il nuovo Macca? Bellissimo ". E lo pensano davvero, anche se solo per un quarto d'ora. La verità è che da Press To Play in poi c'è stato davvero poco da ascoltare: Paul lasciato indietro dagli anni, scherzato pure dal socio occasionale Elvis Costello che si è preso i pezzi migliori per il suo "Spike" e lo ha lasciato con "My Brave Face". Anche la presunta rinascita cominciata con Flaming Pie era da intendere in senso horror, una specie di esumazione zombiana. Non ho mai avuto il coraggio di ascoltarli per bene quegli album, avevo troppa paura di trarne una valutazione, un giudizio finale.
Nessuno degli amici mi ha detto nulla di "Chaos and Creation in the Backyard". Nemmeno un messaggio nella chat di soulseek, niente. L'ho dovuto scoprire in un centro commerciale svizzero, a bocca aperta di fronte alle note acustiche di "Jenny Wren", pronipote legittima  di "Blackbird" ("Listen to This, It Sounds a Bit Like Blackbird off The White Album" è il titolo alternativo suggerito dal Guardian), e poi con gli occhi già chiusi, la mente in un giardino di Marzo sulle note di "English Tea" ("Listen to This, It Sounds a Bit Like Honey Pie off The White Album" è il titolo alternativo suggerito da me), sino allo shock inaspettato, inesplicabile di "Riding to Vanity Fair", che è quanto di più lontano ci si aspetterebbe da un pezzo di Macca, terribilmente gloomy, con la sua voce giovane che tenta di evadere dall'uggia della città, accelerando senza farsi vedere.

Tanta era la sfiducia che una volta a casa ho pensato a cosa poteva esserci sotto: sono canzoni scritte 30 anni fa e rimaste nel cassetto? E' tornato Costello e stavolta gli ha lasciato i pezzi migliori? Ma no, l'unica giustificazione che ho trovato dopo aver scandagliato la rete è la presenza del produttore Nigel Goodrich, che ha avuto l'ardire di cacciare dallo studio la live band di Paul e costingerlo a suonare tutti i pezzi da se (pensate che bello se lo avesse fatto anche il produttore dell'ultimo Joe Strummer), e che ha combattuto a lungo con il nostro per rallentare proprio Riding to Vanity Fair, in origine allegra come una Obladì Obladà, meritandosi ripetute minacce di licenziamento.

Non so quanta parte del merito vada a Goodrich. Poca, penso, ma questo è l'album più vero di Paul da un'infinità di tempo a questa parte. Sembrava impermeabile alla vita, McCartney: sempre con il sorriso stampato sulle canzoni, anche di ritorno da un funerale. Va bene, si pensava, è ricchissimo; ma lo sconforto, l'avvilimento, le lacrime? Tutte qui, forse tenute in serbo per un ultimo capolavoro, o forse era Nigel che lo pungeva con uno spillone. Ma non basta, perché anche quando Mac torna a fare il Mac (Promise To You Girl) non c'è paragone con le prove recenti, tanto che bisogna scomodare paragoni lontanissimi e illustri, dall'Album Bianco a Ram. "This Never Happened Before" è Abbey Road, "Friends to Go" scava in una parte dello spartito di Two Of Us e così via.

Certo, non possiamo trattare il sessantatreenne McCartney come un indiepopper: è un pezzo gosso, un numero uno. E questo dà da pensare: magari quarant'anni fa la sublime "English Tea" sarebbe stata il ventunesimo singolo dei Beatles ad arrivare al primo posto in classifica. Oggi una canzoncina così non ci arriverebbe nemmeno con le cannonate (nemmeno con un video di Gondry, addirittura), ma rimarrà chiusa nelle stanzette dei nerds di mezzo mondo.

Very twee.



PS: qui un'intervista a Macca molto bella. Soprattutto quando racconta che mentre cammina per strada gli capita ancora che dei ragazzi lo invitino a farsi una canna insieme a loro.

Postato da: howty a 00:56 | link | commenti (3) |

lunedì, 19 settembre 2005
La spesa intelligente

Di ritorno da Emmaboda, Enzo raccontava scene di estremo fanatismo svedese nei confronti delle tre Pipettes, che ricambiavano affettuose. E a quanto pare la Pipettesmania dilaga incontrollata da entrambi i lati dell'oceano, producendo comportamenti del tutto fuori logica: il nuovo singolo della band (uscito per la sempre ottima Total Gaylord Records) si trova su ebay a 41 sterline (61 euro). Erik di Total Gaylord non si scompone e cortesemente informa che comprandolo - nuovo - sul sito dell'etichetta lo si paga al massimo nove dollari, e che le scorte sono ancora abbondanti (ma siccome imbusta tutit i dischi a mano chiede un po' di pazienza per l'evasione degli ordini). Dunque: niente follie.

Nel frattime è annunciato per il 14 novembre l'esordio discografico per Memphis Industries, con il singolo "Dirty Mind".
Sarà il caso di prenotarne una ventina di copie?

Postato da: howty a 23:44 | link | commenti (3) |

mercoledì, 07 settembre 2005
Quattro SMS (e un funerale)

[io]
Hey, stasera Wilco a Milano! Gratis! Devo esserci assolutamente! Voi venite?

[dani]
Sono di fianco a uno che li ha visti ieri sera. Stasera Afterhours. Tempestivo.

[io]
Ma porca troia.

[dani]
Hai cannato la tua libera uscita. Mannaggia.


A volte mi sembra di non avere mai superato i sedici anni.

Postato da: howty a 13:19 | link | commenti (6) |