un blog nato morto e morto giovane
(ma aggiornato con sadica lentezza)
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[la vanità e la solitudine m'han spinto (finora) a tornare su questo blog un numero di volte pari a: *loading* - numero, ne convengo, un po' eccessivo]
E a proposito di grandi amori, guardate il rinnovato sito delle Pipettes e ditemi se non è l'inizio di qualcosa. La grafica a fiorellini, il logo malizioso che ritrae le loro gambe, una nuova canzone disponibile solo in streaming (come a dire: non è più tempo di mp3 gratis), il tour con i Go!Team e un management serio: può significare solo che le ragazze (sin dall'inizio una vera ed appicicosissima trappola per indie-nerds) si sono rese conto del loro potenzialmente immenso appeal e sono avviate alla inevitabile conquista di Londra. A giudicare dalla citazione ricevuta dalle Queens of Noize (impossibile spiegare chi siano con una frase diversa da "due dj molto fighe") di NME, che le hanno addirittura messe nel loro "best of 2005" potrebbero non aver scelto la strada migliore, ma noi continuiamo a sperare per il meglio.
E poi insomma, voi, sì, dico a voi di Rough Trade: i Babyshambles sì e le Pipettes no?
Pochi colpi di fulmine sono capaci di trasformarsi in grandi amori, irragionevoli e sempiterni. Constatare che l'oggetto del tuo amore passa inosservato agli occhi dei più e anzi viene talvolta deriso non fa certo diminuire la tua passione, anzi l'arricchisce di un gradito elemento carbonaro (no, non la pasta).
Beh, tutto questo per dirvi che Henrik Påhle, al secolo Eisenhower, ha messo tre nuovi mp3 sul suo sito e che sono, come al solito, grandiosi.
E ancora una volta si sentono i mobili scricchiolare nella cameretta, e gli strumenti utilizzati da Henrik per registrare appiattiscono i suoni sul muro del soggiorno, ma questo non rende meno brillanti le sue canzoni, i suoi accordi così facili che giocano a nascondino con la memoria. Se l'indiepop comincia a sembrarvi tutto uguale e da qualche giorno siete alla ricerca di una boccata d'aria fresca ascoltate "If you tell them". Poi, se ne siete colpiti quanto me, rompete il salvadanaio e aiutatemi a raccogliere i soldi necessari a pubblicare finalmente il primo 7" di Eisenhower.
(Non aspettatevi di riaverli indietro, però.)
Se come il sottoscritto proprio non riuscite a tenere il conto di tutti i gruppi pop di Svezia (quanti sono, seicento?), adesso c'è Hello! Surprise!, che oltre ad essere il sito con il nome più azzeccato del mondo è anche la risposta alle nostre preghiere. Informazioni, biografie, mp3 e prossimamente persino un blog, tutto in lingua inglese. Come facciano ad aggiornarlo ogni 3 ore e contemporaneamente a vivere, studiare, lavorare eccetera proprio non lo so, ma se un giorno dovesse saltar fuori che è tutto finanziato dal ministero della cultura svedese è la volta buona che emigro.
E già che siamo in vena di segnalazioni, ne recuperiamo una dello scorso ottobre: il Guardian celebra "Indiepop 1" di Rough Trade e la scena tutta, proponendo anche una lista (magari un po' opinabile, ma non lo sono tutte?) dei 10 singoli dell'Età d'Oro.
Mentre uscivo dal negozio con il mio scarso ed insoddisfacente bottino di CD, un disco finito chissà come sulla prima fila di uno scaffale diceva "In The Time Before Llamas - Cowboy Junkies - BBC".
Vi ricordate, spero, l'epoca in cui il negozio di dischi era ancora in grado di sorprenderci: "oh, ma è già uscito il nuovo [inserire qui nome band preferita]?"; quando l'atto stesso di mettere piede in negozio era vagamente eccitante, carico di attese, di chissà cosa trovo stavolta. Oggi si va nei negozi a trovare roba già vecchia, consumata; non si compra più sulla fiducia, al massimo dischi consolidati dagli ascolti. E se il negoziante si arrischia a consigliare qualcosa dobbiamo trattenerci dal rispondere "ce l'ho da tre mesi", fingere interesse e cambiare discorso. Eppure l'emozione di vedere quel disco inaspettato sullo scaffale...
Beh è vero: se questa malinconia non si fosse impadronita di me all'improvviso non credo che avrei comprato il Cowboy Junkies.
Che in fondo è un dischetto debole, e mi ha messo anche di malumore. Forse è la dimensione live che smorza la (ex?) perfezione formale della band, forse sono io che quasi mai sopporto i dischi dal vivo, ma questo suona sgonfio, stanco, ed è come se dicesse "beh, che vuoi da me?".
Quello che volevo da lui - l'ho capito dopo - era solo ricordare quei due album dei Cowboy Junkies verso la fine degli anni 80, uno così impossibilmente bello e letargico, l'altro più accomodante ma ancora intenso; e ricordare un concerto al Ciak, con Margo Timmins seduta su uno sgabello; tavolino, centrino ricamato e bicchiere d'acqua pronto e che rideva, rideva perché il cameraman aveva una coda di volpe per portachiavi. Ma è tutto abbastanza lontano dalla cover cover un po' sguaiata di "If You Gotta Go, Go Now" di questo disco, che ricorda - senza mai avvicinarla - la versione francofona dei Fairport Convention.
C'è però quella anomala, esangue versione di "Sweet Jane" che ci lasciò tutti a bocca aperta, c'è "To Love is To Bury" che è come un lentissimo viaggio lungo strade non illuminate, quando è troppo tardi per fare qualunque altra cosa, ci sono tanti pezzi familiari ed altri no, c'è "'Cause cheap is how i Feel", forse la seconda più vera delle loro canzoni. Tutte le cose che i Mojave 3 hanno studiato a memoria, insomma. E non mi spiego perché manchi "Misguided Angel", che è l'indice, il riassunto dell'opera dei Cowboy Junkies oltre ad essere una canzone oggettivamente stupenda. Loro stavano tutti lì, nelle pesate parole della ragazza che saluta la propria famiglia, nel momento in cui si realizzano i cambiamenti temuti ed attesi, nostalgia per quello che si perde ed eccitazione per ciò che verrà; momenti veloci e tristi come la scena finale di Fandango.
Questa era la forza dei fratelli Timmins. Una forza che poi "The Caution Horses" avrebbe accomodato davanti al caminetto, perché nel destino di quella Ragazza non poteva che esserci un altro focolare domestico, al cui calore raccontare meste storie di provincia ("Powderfinger" di Neil Young stava su quell'album, e non l'ho mai più sentita così triste). E io che il Canada non sapevo bene cosa fosse, Margo Timmins la immaginavo così, in jeans e stivali nei prati fuori dal cancello di casa, la classica Brava Ragazza da telefilm Americano, di quelle che possibilmente cantino in chiesa la domenica mattina.
A ripensarci, dovevo volerle davvero male.
And I'm searching all the windows for a last minute present
To prove to you that what I said was real
For something small and frail and plastic, baby,
'cause cheap is how I feel.
Oggi su soulseek un utente Svedese (non Mattias, uno meno spocchioso) mi ha supplicato di fargli scaricare il nuovo singolo dei Radio Dept, esprimendo profonda incredulità per il fatto che fosse già in circolazione (e capirai, esce ufficialmente fra sei giorni).
Ovviamente l'ho accontentato, ma per tutta l'interminabile mezz'ora che gli è servita a scaricare la sola title track gli ho illustrato quanto fosse deludente la svolta quieta dei RD e l'ho ammonito a prepararsi al peggio, mentre i suoi smiley si facevano sempre più pallidi.
Giuro che mi sono trattenuto a stento dal dirgli che la scena twee svedese è pretty dead. Giusto per vedere come avrebbe reagito.
(Ah, il nuovo numero di indiepop.it è online - ma probabilmente lo sapete già. E il singolo dei Radio Dept non è poi così brutto. Anche se...)