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[la vanità e la solitudine m'han spinto (finora) a tornare su questo blog un numero di volte pari a: *loading* - numero, ne convengo, un po' eccessivo]

 
mercoledì, 24 novembre 2004
Death of a scene

Ogni genere ha i suoi estremisti. Anche l'indiepop, ovviamente, e sono estremisti particolarmente agguerriti, gente che per il solo fatto di aver incollato a mano le copertine di qualche 7" negli anni 80 oggi si sente in diritto di dire qualunque cosa.

indiepop1Sono quelli che amano solo i My Bloody Valentine dei primi due singoli, quelli che "la cassettina C86 è stata la morte dell'indiepop", quelli che la Creation dal 1985 in poi ha fatto solo cagare e via dicendo, sono anche quelli che per tutti gli anni 80 hanno evitato di fare l'amore perché aderivano strettamente alle regole di asessualità dell'anorak-pop (io pure aderivo, ma del tutto inconsapevolmente).

E tu, che andavi due volte al mese a Milano a investire gli avanzi della paghetta in costosissimi 12" import e qualche album da venerare negli anni a venire, scopri che i dodici pollici erano la subdola manifestazione della volontà capitalista, che l'indiepop è sempre stato questione di 7" e quindi gli album fanno tutti invariabilmente schifo, insomma che hai sbagliato tutto sin dall'inizio. Se fossi stato veramente cool saresti andato a Londra a sentire i Talulah Gosh nel 1985, invece stavi in camera ad ascoltare... gli Smiths? Sfigato!

Insomma, quelli che hanno scritto il booklet della compilation indiepop di Rough Trade (che è una gran brutta bestia: dà assuefazione. Ieri sera l'ho scordata in auto e non ho chiuso occhio per l'ansia tutta la notte. Ho sognato che ignoti ladri mi aprivano la macchina, lasciavano lì l'autoradio, l'ipod e i 500 euro che tenevo nel cassettino del cruscotto e mi rubavano solo lei, la compilation indiepop. Anzi, mi rubavano solo il primo CD, il mio preferito). Gente come Everett True e Alistair Fitchett e Sean Forbes. Oh, mica li sto criticando: invidio la loro purissima intransigenza, poche storie.


 

Però a volte si esagera.

Per esempio, lo sapete cosa è la musica indiepop in Svezia, no? A grandi linee, almeno. C'è un'etichetta come Labrador che è ormai famosa in tutto il mondo, nascono dieci nuove popband alla settimana, prosperano le CD-R label (Smashing Time, Yellow Mica, My Secret Garden), è sorto un magnifico mailorder che nemmeno nei sogni più selvaggi (Popkonst) e come se non bastasse sta per uscire The Sound of Young Sweden Vol.4, sul quale sono annunciati gli Hanky And Panky, definiti da qualcuno "extreme twee". Ecco, questa è la Svezia indiepop. Noi che stiamo a centinaia di km di distanza possiamo dirlo scrollando la testa con mestizia.

Però mettetevi a parlare su soulseek con uno svedese qualunque scovato nella stanza "twee folks", un Mattias qualsiasi, o magari un Robert, cominciate a parlargli amichevolmente e dopo i preamboli formali vi svelerà che la locale scena indiepop è praticamente morta, che il terzo ed ultimo "Mitt Sista Liv" aveva il sapore di un funerale, che i Free Loan Investments si sono sciolti; che le fanzine chiudono per stanchezza, che Jens Lekman ha abbandonato il mondo indie per diventare una superstar nazionale, che anche gli Aerospace si sono sciolti ma non ne è certo al 100%, che i Florian per quello che ne sa lui potrebbero aver fatto la stessa fine, che i Funday Mornings adesso si chiamano Excuse's Who oppure Everyday Mistakes ma comunque non è più la stessa cosa, che la ragazza dei Set Designers adesso suona negli Evergreen Days e si è un po' persa; insomma che la scena sta esalando l'ultimo respiro, inutile illudersi. E lo fa snocciolando i nomi di decine di band che tu non hai mai sentito nominare ma fai finta di sì per darti un contegno.


 

E tu obietti, e lui insiste, e per convincerti ti dice che quest'anno ad Emmaboda c'erano più turisti che svedesi.

Oh Mattias, quando Rough Trade farà una compilation di indiepop svedese sarai TU a scrivere le note di copertina.




Postato da: howty a 01:16 | link | commenti (3) |